Mamma Martina, ovvero 'Madre coraggio'

Mamma Martina e FlanelleMamma Martina merita bene il titolo di 'madre coraggio'. Si presentò alla direzione dell’Istituto Tecnico Notre Dame di Maigaro quattro anni fa, nell’agosto del 2009. Veniva umilmente ad illustrare il caso di sua figlia Flanelle, di 11 anni, molto desiderosa di frequentare la scuola, ma povera di mezzi.

La ragazzina superò brillantemente l’esame di ammissione e fu 'adottata' da una splendida 4a A dell’istituto Asisium di Roma che raccolse subito la somma necessaria a pagare gli studi per i 4 anni di corso. Flanelle si è diplomata nel mese di giugno di quest’anno 2013.

In una lettera di ringraziamento e di testimonianza delle prove della sua vita, mamma Martina cosi’ scrive : «Alla suora direttrice i miei più vivi ringraziamenti perché sin dal primo anno di collegio di Flanelle, lei se ne è occupata come una madre. Quando ha subito l’intervento chirurgico alla gamba, lei ha provveduto a tutto. Che il Signore gliene dia la ricompensa. Noi non dimenticheremo mai le care suore francescane missionarie del Sacro Cuore per il loro aiuto e la loro preghiera. Grazie all’educazione ricevuta, Flanelle potrà fare qualche cosa nella sua vita. Ringrazio i benefattori per l’amore e l’aiuto donatoci che hanno permesso a mia figlia di conseguire il diploma di Maigaro. Che il Signore benedica tutti e li preservi da ogni male. Insieme ringraziamo il Signore e Maria sua madre»

Martina sta occupandosi da sola dei suoi tre figli. Quando Flanelle aveva 6 anni si ritrovò con la gamba destra irrigidita, in seguito ad una iniezione di chinino che le aveva bloccato il nervo sciatico. Questo purtroppo succede a diverse persone in Africa. Dopo aver tentato la rieducazione, senza risultati, Flanelle e sua mamma persero ogni speranza. Intanto il marito e papà, abbandonava per sempre la famiglia dicendo : «Voi soffrirete ancora più di prima!». Aveva trovato un’altra donna, ma voleva anche punire la moglie del fatto che non si era piegata alla sua volontà, non aveva mai smesso di pregare e di frequentare la chiesa portando con se' i bambini.

Nella sua testimonianza, mamma Martina ce ne dice il perché. «Io pregavo, ma lui non voleva, mi proibiva di andare alla messa con i nostri bambini. Eppure anche lui era stato battezzato e figlio di genitori cattolici. Da tempo si era lasciato sviare ed era entrato in una setta satanica. Un giorno, durante un’accesa discussione gli dissi di ritornare alla fede cristiana, ma egli mi rispose che ormai era entrato nel mondo delle tenebre e che, se se ne fosse allontanato, sarebbe stata la morte. Io continuavo a pregare, egli ripeteva la sua minaccia: «Voi soffrirete più di prima». Nelle sue parole c’era solo odio. Detto questo, partì. Ne ero sconvolta, ma continuavo a pregare. Tre giorni dopo trovai lavoro in una società per sette mesi. Ero rimasta sola con i tre bambini.»

Il marito la perseguita e la fa licenziare, Martina trova un altro lavoro, lui le sbarra ancora la strada, la calunnia e lei si ritrova sempre senza lavoro. Questo per ben tre volte. Nel suo racconto-testimonianza di vita, Martina ripete almeno cinque volte «Ma io continuavo a pregare…». Sola, in questa impari battaglia, si aggrappa a Dio con grande fede: «Dio soltanto poteva salvare me e i miei figli dalla violenza e dal male, dal mondo delle tenebre verso cui ci sospingeva, inferocito dal mio rifiuto».

Martina resiste, si oppone al volere del marito, gli tiene testa e la vince. Lascia la capitale, Bangui e si trasferisce a Bouar, a 500 Km di distanza; ha un diploma di contabile, è una donna intelligente e tenace. Poco dopo si presenta a Maigaro con Flanelle che inizia a frequentare il nostro istituto. Intanto Martina si iscrive a corsi indetti dall’Unicef per la formazione di genitori-maestri di scuola elementare. Ha un lungo tirocinio da fare, è mal pagata, ma lei lavora e «continua a pregare». Quando Flanelle viene operata alla gamba e resta ricoverata per oltre un mese,  per guarire dall’infezione e per la rieducazione, mamma Martina verrà ogni sera, a piedi, all’ospedale distante oltre 10 km, vi passa la notte distesa su una stuoia e riparte alle 4 del mattino. Nel buio ripercorre a piedi lo stesso cammino per essere in classe alle ore 7 ed insegnare per tutta la mattinata in una classe di oltre cento scolaretti di 1a elementare. Sempre sorridente, non conta i sacrifici per educare nel migliore dei modi i suoi bambini. Come non chiamarla madre coraggio?

E così conclude la sua testimonianza: «Malgrado le difficoltà incontrate a Bangui e a Bouar, Dio non ci abbandona, è sempre con noi, ci protegge, ci guida, ci libera dai pericoli, perché ci ama.»

 
Facebook MySpace Twitter Digg Delicious Stumbleupon Google Bookmarks RSS Feed