«DIO, per il tuo nome, salvami…» (salmo 53)

Desideriamo raccontare una grande esperienza dell’amore di Dio, vissuta i giorni 23 e 24 gennaio 2014.  Il salmo responsoriale del giorno, il salmo 55, ci ha fatto riflettere su quanto abbiamo vissuto: “In Dio confido, non avrò timore. Che cosa potrà farmi l’uomo?”

Il giorno 23, verso le ore 16, un giovane mussulmano che ha tanta fiducia e riconoscenza verso Suor Elisabetta, è venuto a dirci che i Seleka sarebbero partiti nella notte e che avevano deciso di prendere la macchina delle suore e una dei Padri. Dovevamo agire. P. Tiziano ha allora nascosto la sua in brousse, dopo aver bucato una ruota. Padre Arialdo ha deciso di non manomettere la sua. Anche noi abbiamo deciso di preparare la chiave pronta e cedere la vettura piuttosto di subire maltrattementi e forse la morte. Quando i Seleka si sentono presi in giro, infatti, reagiscono violentemente, sparano come capita. La gente di Niem si era rifugiata in brousse per nascondersi ; anche il nostro guardiano ci ha lasciate sole, anche la nostra sorella Suor Pascaline, dopo aver manifestato tanta paura, ha preferito unirsi ad una famiglia che conosce bene e che stava scappando.

Noi due rimaniamo in comunità, confidiamo tutto al Signore e viviamo una grande esperienza della Parola di Dio. Le nostre invocazioni si susseguono ad alta voce: “ In Dio confidiamo, non avremo alcun timore…pietà di noi, Signore, pietà di noi… » Per circa  tre ore imploriamo, lodiamo, ringraziamo, domandiamo, confidiamo, chiediamo aiuto alla Vergine Maria, a san Giuseppe, a tutti i santi. Siamo convinte che DIO Onnipotente, se lo vuole, può deviare i programmi dei Seleka.

Dopo tanta supplica ci ritiriamo con cuore sicuro, ognuna nella propria stanza dicendo «  Signore, nelle tue mani affido il mio spirito » La chiave della Toyota é posata sul tavolo vicino all’ingresso per consegnarla ai Seleka senza discuture.Nel cuore abbiamo una grande pace, la pace di Dio che ci concederà un sonno tranquillo per tutta la notte.

Il giorno 24 ci alziamo come di consueto alle ore 4, fuori c’è un silenzio profondo. Dopo il caffé riprendiamo, la nostra preghiera di supplica, di adorazione e di ringraziamento per essere state liberate dal pericolo di morte.

In chiesa, per la messa, siamo in quattro: noi due e i due padri Arialdo e Tiziano. Tutti restano ancora in brousse. Dopo colazione rientra la nostra sorella suor Pascaline, molto meravigliata del fatto che non sia successo nulla. I pochissimi uomini coraggiosi rimasti al villaggio ci raccontano poi che nessuno dei sei Seleka di Niem sapeva guidare la macchina, ma solo la moto. Aspettavano altri Seleka provenienti da Bouar, con la patente,   per prendere le due macchine, ma quelli non sono potuti arrivare.  Grande è la provvidenza di Dio che ha fatto sì che gli antibalaka (nemici dei Seleka) li bloccassero, impedendo loro di raggiungere Niem. I Seleka di Niem cercano allora in tutto il villaggio (vuoto) due autisti per prendere le macchine, come era fermamente deciso…, ma non li trovano. Si rassegnano allora a rubare altre moto su cui caricheranno le loro grandi refurtive.

Non sappiamo come ringraziare il Signore : « Ti esalto Signore perchè mi hai liberato…. “(Salmo 29). Ci hai fatto vedere il nuovo giorno per lodare la tua grandezza. In questa circostanza abbiamo davvero sperimentato la forza della preghiera. Il Signore ci prova, ma non ci abbandona. La mano del Signore é sopra di noi.

Suor Elisabetta  e  Suor  Maryletizia.

 

P.S. Suor Elisabetta, venuta l’indomani a Maigaro, parlava di questa esperienza di Dio piangendo di commozione e di gioia.

 
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