Testimonianze in prima linea – Gennaio 2014

Dopo la deposizione del presidente  Michel Djotodia, il 10 gennaio scorso (2014), le truppe dei ribelli Seleka sanno di avere i giorni contati… ormai è la disfatta. Come al tempo della resistenza, in Europa, il nemico  retrocede ma, ancora forte in uomini esacerbati dalla sconfitta , cerca bottino e semina vendetta. Gli anti-balaka contrattaccando usano le stesse misure punitive.

Nella zona di Bozoum 1300 case-capanne sono state bruciate,  a Bocaranga la missione cattolica é mitragliata. A Bouar  St Laurent, i frati cappuccini accolgono oltre 11 000 rifugiati. L’aeroporto di Bangui si trasforma in un campo di sfollati di oltre 100 000 persone, allo stadio della capitale altri 20 000. Da calcoli approssimativi, il numero dei« déplacés »  raggiunge oltre   370 000 unità.

I due fratellini Fatimatu e Adrama con la mamma e Suor Nayomi - MaigaroVenerdì 17 gennaio 2014: a fine mattinata un grande camion grondante sangue si ferma davanti al nostro dispensario. Proviene da Bohong, a 70 Km più a nord. Contiene donne, bambini e uomini gravemente feriti, altri morti. Il sangue dipinge come vernice scarlatta ancora fresca le sponde dell’automezzo. Sono musulmani caduti in un’ imboscata degli antibalaka. Volevano lasciare il villaggio, sentendosi ormai  attaccati e in grande pericolo.  Avevano chiesto ad un gruppo di Seleka di «scortarli » fino a Bouar, ma tanti non ci sono mai giunti.  Alcuni feriti gravi restano da noi, altri proseguono, ma non arriveranno neppure in città. Tra gli altri c’é Fatimatu, una splendida bambina di appena un anno strappata ai genitori ormai morti. Suo papà viaggiava con le due giovani mogli, ciascuna delle quali stringeva tra le braccia la propria creatura. Sono Fatimatu e suo fratello Adrama. I due piccoli, terrorizzati, sono staccati dalle rispettive madri entrambi senza vita, si pensa. In realtà la mamma di Adrama è viva, era solo svenuta per dolore della ferita alla spalla e lo shock della tragedia.   La piccola ha le gambette  ed il ventre fortemente ustionati dalla polvere da sparo. Ora comincia a sorridere ed è di una bellezza  afro- indiana incantevole. Ancora non capisce di essere orfana, vittima innocente della vendetta con cui si vogliono punire quelli della sua religione.

Lunedì 20 gennaio 2014.  Finalmente  la notizia della nomina di M.me Catherine Samba-Panza a presidente  di transizione della Repubblica Centroafricana. I seleka ricercati dalle forze francesi per il disarmo, si sparpagliano in provincia. C’è chi dice che vogliano distruggere Bouar.

Mercoledì  22 gennaio 2014.  Tutto sembra normale. Verso le ore 10 passa a salutarci, con una bella moto, nuova fiammante, Bienvenu di Niem, papà di due nostre ragazze. Dice di sentirsi stanco, a Niem i seleka fanno paura, non riesce più né a dormire né a mangiare, vuole andare a riposarsi a Bouar, da parenti.  Saluta le due figlie, ci tratteniamo un po’ insieme. Sarà l’estremo commiato.  Verso le ore 11 i militari della Misca vengono a dirci di non uscire per nessuna ragione dal cancello. Ci danno istruzioni per stenderci a terra in caso di spari  ravvicinati. Li sentiamo subito dopo, a raffica. Ragazze e bambini si stendono al suolo, sotto i banchi, alcune piangono di paura. In caso di deflagrazioni maggiori bisognerà uscire e stendersi nei canali della pioggia per essere più al sicuro. Ci sono duecentocinquanta bambini e centotrenta ragazze, ma il silenzio è grande, la paura sembra fermare anche i battiti del cuore.  Fuori, stazionate davanti alla scuola, sono ferme due grosse vetture dei Seleka . Sono in tanti, cercano macchine, gasolio, bottino. Non riusciranno ad entrare da noi, ma frugano in tutte le case del villggio prelevando quello che trovano.  La gente è tutta fuggita, in brousse. Le donne del mercato hanno tutto abbandonato : manioca, arachidi, i loro magri guadagni… Restiamo bloccati sino alle  15 e trenta, ora della loro partenza, momento in cui la Misca ci autorizzerà a lasciar partire i bambini. Bienvenu, intanto, era andato incontro al suo destino, voleva assolutamente arrivare in città. A due riprese gli era stato sconsigliato, gli avevano detto di aspettare.   A un Km da Bouar incrocia dei Seleka in fuga che lo uccidono, certamente per impossessarsi della sua moto.  Sono le ore 10 e trenta del mattino. Alle ore 17, un antibalaka viene a dirci che c’è un cadavere riverso sul ciglio della strada, ma non identificato. Nella tasca dei pantaloni aveva un’agendina (italiana) e i risultati di analisi rilasciati dal dispensario di Maigaro. Vi leggiamo il nome della figlia Liliana diplomatasi qui l’anno scorso. Ci descrivono come era vestito. Non ci sono dubbi: è lui, Bienvenu. Il suo corpo, abbandonato e ormai rigido, sarà riconosciuto e recuperato da fratel Angelo e Padre Tiziano alle 18 di sera, dopo la nostra telefonata. Le figlie, avvertite l’indomani mattina, accompagneranno il corpo del loro amato papà sul feretro che è la vettura di Padre Tiziano. La scena é straziante. Nella giornata un cordoglio generale plana su tutto il collegio ed addolora il cuore di tutte le ragazze e di tutte noi.

Giovedì 23  gennaio 2014.  La vettura di padre Tiziano arriva a Niem, dove nessuno sa nulla della triste fine di Bienvenu. E’ rapidamente sepolto a mezzogiorno, senza veglia funebre, come è di rito qui, perchè si annuncia la partenza dei Seleka da Niem e l’arrivo da Bouar di loro rinforzi. La gente scappa, Niem si svuota.  Le nostre due sorelle,  Suor Elisabetta e  Suor  Maryletizia , i Padri Arialdo e Tiziano, rimasti alla missione, vivono momenti di grande insicurezza, ma Dio veglia su di loro. Nessun danno alla missione e alle persone, le macchine non rubate, come invece era previsto.

Venerdì 31 gennaio 2014. Le ragazze  hanno ormai lo zaino pronto per l’uscita di fine mese ; sono particolarmente impazienti di rivedere le loro famiglie e quella dei  tutori.  Alle ore 14 il tenente della Misca ci avverte che bisogna attendere il passagio di un consistente convoglio dei Seleka, diretti verso il nord. Non è prudente che le ragazze escano.  Quasi panico generale.  Come previsto da programma, i genitori, i taxisti incaricati cominciano ad arrivare per accompagnare la ragazze a Bouar. Esitiamo, poi l’uscita comincia, i Seleka provenienti da Baoro, hanno ancora parecchi chilometri da percorrere… resta l’ultimo gruppetto di circa venti ragazze che nessuno é venuto a cercare…  Quand’ecco un militare ci informa che il pericolo è passato, che i Seleka hanno cambiato strada.  Il gruppo si incammina cantando,  ma quando arriva in prossimità di Bouar   spari e spari… Correndo all’impazzata si rifugiano a Saint Michel, la comunità dei Padri Betharramiti, dove passeranno la notte come altre centinaia di fuggitivi.  La notizia della « marcia indietro » dei seleka era dunque infondata …..uno stratagemma per imbrogliare gli  antibalaka che li attendevano all’ingresso di Bouar.  Lo scontro c’é, bruciano case, vetture;  i seleka, prima di partire cercano di penetrare a St Laurent, ma la Misca lo impedisce.   Noi ascoltiamo i colpi di arma da fuoco ; la radio accesa, seguiamo le descrizioni fatte da fratel Jacek, da st Laurent e attendiamo che passino… fino alle ore  22 quando, preannunciati da colpi di arma da fuoco , sfilano davanti a noi, che li spiamo dal cancello : 34 vetture e oltre trenta moto, fino a quasi mezzanotte.  Son passati  dritti, per nostra fortuna! Dio veglia su di noi e ascolta le tante preghiere di chi implora per questo martoriato Paese pace, giustizia e pane!

Suor Antonella Lago

missionaria a Maigaro

 

5 febbraio 2014 – notizie giunte via-mail

 
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