Articolo di Padre Beniamino

In questo periodo abbiamo molti problemi da affrontare qui in questo paese. Un colpo di stato, come certamente sarete al corrente, dal mese scorso ha portato il caos in tutto il paese. Forze mercenarie dietro promessa di forte compenso hanno cacciato il presidente e si sono distribuite su tutto il territorio nazionale, seminando la paura e con gesti di sciacallaggio ovunque.

Alcune missioni sono addirittura state occupate e i missionari mandati via, come a Batangafo ad est del paese dove c'erano dei frati cappuccini italiani, altre devastate, altre saccheggiate e derubate di auto e denaro. E' molto importante per noi in questo periodo rimanere qui a fianco della gente che non riconosce per nessun motivo questo nuovo corso degli avvenimenti e in effetti anche se il nuovo regime dietro minaccia cerca di rimettere in funzione i diversi organi amministrativi statali, il clima è teso. Qui a Bouar come missionari abbiamo chiesto e ottenuto una riunione con il capo delle forze militari sul posto. Abbiamo loro detto i soprusi subiti da noi missionari, dalla popolazione e del saccheggio di beni pubblici o privati. Abbiamo chiesto le loro intenzioni. Ci hanno risposto che i saccheggi non sono stati solo da parte loro (boh), e che ora faranno del tutto perché non succeda più nulla. Il loro scopo, visto che hanno ottenuto un periodo di 18 mesi di transizione prima delle elezioni, è di cercare di recuperare la fiducia della gente affinché li possa votare. La popolazione non sembra proprio seguire questa astuzia anche perché sono stranieri e non si vuole lasciarsi governare da stranieri. Speriamo che ci si riesca, anche se si sa che la politica per raggiungere i suoi fini usa una miriade di mezzi e se non riesce con la legge, l'astuzia e l'inganno procede con la forza. Noi intanto vogliamo che la gente non si lasci prendere solo dal panico ma continui le sue attività, specialmente del lavoro delle coltivazioni e la scuola fino alla conclusione dell'anno scolastico. In tutte le scuole dei villaggi seguite dalla missione nonostante alcuni giorni persi, che pensiamo di recuperare, dovremmo riuscire a concludere l'anno scolastico anche se nelle scuole pubbliche benché il nuovo regime abbia chiesto a tutto il corpo insegnanti di riprendere il proprio posto, di fatto tutto è fermo. Per due ragioni: Gli insegnanti non sono pagati, ma anche c'è una ragione ideologica, di disobbedienza al regime. Peccato che a rimetterci sono i ragazzi. Noi abbiamo optato per la conclusone dell'anno scolastico, così come tutte le scuole delle missioni, (cosa che sembrerebbe andare nel senso di dare ragione a questo regime, e quindi abbiamo qualche difficoltà con i funzionari pubblici in sciopero) ma di fatto vogliamo anche lavorare per preparare la gente alle prossime elezioni. Accanto a questa situazione alcune situazioni dolorose ci accompagnano. Queste di seguito sono storie di 4 ragazzi ma se ne potrebbero aggiungere altre a centinaia. Ci fanno dire che di lavoro ce n'è tanto e non possiamo tirarci indietro.

NDONGUIDA VALERIE. Questa ragazza abita a Yangba a 28 km da Bouar, ha iniziato l'anno scolastico in corso all'ultimo anno di elementare, ma arrivata al mese di febbraio i genitori l'hanno data in moglie ad un giovane di questo villaggio. Abbiamo insistito attraverso il coordinatore delle scuole che potessero aspettare almeno la fine dell'anno e terminasse il ciclo della scuola ma non c'è stato nulla da fare. Purtroppo è il grande problema di qui per le ragazze che difficilmente riescono a terminare le scuole elementari nei villaggi specialmente. E' una priorità che ci stiamo dando, questa di insistere perchè il diritto alla scuola possa essere rispettato da parte delle famiglie per i ragazzi in generale e per le ragazze in particolare, ma è un cammino lungo. Noi continuiamo a insistere anche favorendo la scolarizzazione delle bambine, ma il peso della cultura e delle abitudini è forte e difficile da sradicare.

TAGOE MATHIEU: Tragedia. Purtroppo anche questo bambino, figlio del catechista di Yangba ha fatto la fine di diversi ragazzini dei villaggi e dei quartieri della città. Marzo-aprile è il periodo in cui maturano i manghi. Il mango è una pianta molto alta ma dai rami fragili. I frutti crescono nelle estremità dei rami e i bambini in questo periodo per mangiare i manghi salgono sugli alberi e ogni anno capitano diverse tragedie. Andando in alto e sporgendosi in fuori per raccogliere il frutto il ramo si spezza e i ragazzi cadono, spesso fratturandosi le ossa e a volte rompendosi l'osso del collo. E' quanto è capitato a Mathieu. I genitori sono coscienti della fragilità dei rami del mango e proibiscono ai bambini di salire sui rami, ma spesso quando sono assenti i bambini lo fanno con queste conseguenze. Alcuni genitori lasciano anche una lunga pertica, oppure dicono loro di usare i sassi per fare cadere i frutti ma...Mathieu, come diversi altri bambini...non c'è più a scuola.

ZONGAMBISSA MARTINE DI KELLA: Ha frequentato la scuola fino all'anno scorso e durante l'estate è stata data in moglie ad un ragazzo di Baoro, un villaggio a 60 km da Bouar sulla strada di Bangui. La famiglia che abbiamo interpellato ci ha riferito che sta bene e aspetta un figlio. Anche per lei oltre al fatto di non poter terminare almeno la scuola primaria la forza della tradizione le ha imposto il passaggio veloce dall'adolesceza all'età adulta senza poter vivere fino in fondo la spensieratezza della sua età.

YAMI MARTINE DI YANGBA: Anche lei la stessa sorte delle altre sue coetanee. Ora vive in un villagio di nome Gbawi, a 20 km dal suo, nella savana.

BOKO BERNADETTE DI BANGAREM: stessa sorte.

Come si vede il problema sopratutto dei matrimoni precoci è molto attuale anche qui in Africa. E queste ragazzine non hanno quasi mai voce in capitolo. Le conseguenze sono che non avendo scelto nè la persona con cui vivere nè il villaggio si trovano quasi sempre scontente e le situazioni familiari molto fragili o addirittura di scontro aperto con la famiglia che le accolgono: suoceri, cognati/e marito. (Come raccontano spesso in confessione) E' un problema sociale serio su cui ci stiamo riflettendo come missione e come scuola. Alla base di questa pratica ci sono diversi motivi: il fatto che quando una ragazza raggiunge l'età della pubertà se non è "di qualcuno" rischia di diventare di "tutti". Questo ci mostra una incapacità delle ragazze ad avere una loro personalità che sappia decidere e che sappia gestire la propria dignità e il proprio corpo. (Aiutarla in questo). Inoltre da parte delle famiglie delle ragazze ora si è creato anche un certo senso di "approfittare" del fatto che si ha una figlia. Cioè visto che nella cultura di qui il marito paga la dote alla famiglia della sposa, tra le popolazioni più povere in particolare, si sposa la figlia ancora goivane per approfittare della dote.

Tutte queste situazioni fanno parte dei nostri programmi di sensibilizzazione culturale nelle scuole e della missione. E’ un cammino lungo ma col tempo ce la faremo a restituire l’infanzia e l'adolescenza ai ragazzi?

 
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